09 ottobre 2026

Keith Haring a Roma: oltre 140 opere a Palazzo Braschi tra street art, musica e impegno civile

Fino all’11 aprile 2027 il Museo di Roma ripercorre la carriera dell’artista americano, dai Subway Drawings di New York al legame con l’Italia, con opere della Nakamura Keith Haring Collection e importanti prestiti pubblici e privati

Roma dedica una grande mostra a Keith Haring, tra i protagonisti più riconoscibili dell’arte del secondo Novecento. Fino all’11 aprile 2027, il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita un percorso con oltre 140 opere e materiali, in gran parte provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, affiancati da importanti prestiti pubblici e privati. L’esposizione, aperta dal 6 ottobre 2026, è curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi.

 


Stampe, disegni, opere su carta, poster, sculture e oggetti raccontano l’evoluzione di un linguaggio visivo capace di passare dalla metropolitana di New York ai musei internazionali senza perdere la propria immediatezza. Tra i nuclei più significativi figurano i celebri Subway Drawings, realizzati a gessetto sui pannelli pubblicitari inutilizzati della metropolitana newyorkese, e i pannelli dipinti a spray nel 1984 lungo la FDR Drive di Manhattan.

 

Keith Haring_Senza titolo (Untitled)_Museo della Reggia di Caserta_© Keith Haring Foundation
Keith Haring_Senza titolo (Untitled)_Museo della Reggia di Caserta_© Keith Haring Foundation


Dalla metropolitana di New York a un linguaggio riconoscibile in tutto il mondo
La mostra parte dalle origini del lavoro di Keith Haring nella New York degli anni Ottanta, dove street art, hip-hop, club culture e attivismo stavano ridefinendo il rapporto tra arte e spazio pubblico. Per Haring la città diventa fin dall’inizio un luogo di comunicazione. Le figure tracciate con poche linee nette e dinamiche sui pannelli della metropolitana erano concepite per essere viste ogni giorno da migliaia di persone, lontano dai circuiti tradizionali delle gallerie.

 

Makoto Murata_Photo by © Makoto Murata_Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation
Makoto Murata_Photo by © Makoto Murata_Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation
Makoto Murata_Photo by © Makoto Murata Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation
Makoto Murata_Photo by © Makoto Murata Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation


Da questa esperienza nasce progressivamente un vero e proprio alfabeto visivo. Bambini radianti, cani, angeli, uomini alati, figure danzanti, cuori, televisori e piramidi diventano immagini immediatamente riconoscibili, capaci di funzionare come simboli oltre le differenze linguistiche e culturali. La serie Icons, realizzata nel 1990, riunisce alcune delle figure più note dell’artista e rappresenta uno dei punti centrali del percorso romano.

 

Keith Haring_Icons_© Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Keith Haring_Icons_© Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Keith Haring_Icons_© Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Keith Haring_Icons_© Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection


Keith Haring e l’Italia: da Milano e Napoli a Roma e Pisa
Uno degli aspetti più interessanti della mostra di Palazzo Braschi è il rapporto tra Keith Haring e l’Italia, iniziato molto prima che l’artista diventasse un’icona globale. Nel 1983 Haring lavorò a Milano nel flagship store Fiorucci e tenne a Napoli la sua prima personale italiana alla Galleria Lucio Amelio, partecipando anche al progetto Terrae Motus. Nel 1984 tornò a Milano, partecipò alla Biennale di Venezia e arrivò a Roma per “Arte di Frontiera. New York Graffiti” al Palazzo delle Esposizioni, dove realizzò in poche ore un grande intervento sulla scalinata esterna, oggi perduto.
Proprio alla presenza romana del 1984 appartiene anche uno degli oggetti più curiosi esposti a Palazzo Braschi: una motocicletta Yamaha dipinta da Keith Haring.

 

Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab.jpg
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab.jpg


Il rapporto con l’Italia culminò nel 1989 a Pisa con Tuttomondo, il monumentale murale realizzato sulla parete del convento di Sant’Antonio Abate e considerato la sua ultima grande opera pubblica permanente. La presenza di Haring a Palazzo Braschi assume quindi un significato particolare: Roma non è soltanto la sede della mostra, ma una città entrata direttamente nella storia artistica dell’autore.

 

Keith Haring_Icons_© Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Keith Haring_Icons_© Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Keith Haring_Icons_© Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Keith Haring_Icons_© Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection


Arte e attivismo: dai diritti civili alla lotta contro l’AIDS
Dietro la semplicità grafica delle figure di Haring si trova spesso un contenuto politico e sociale molto preciso. Una sezione della mostra riunisce poster e opere dedicate a temi come razzismo, apartheid, disarmo nucleare, droga, AIDS, diritti LGBTQ+ e violenza. Tra i lavori presentati figurano Free South Africa, Crack Down! e Safe Sex!, esempi di come l’artista utilizzasse immagini facilmente comprensibili per raggiungere un pubblico molto più ampio rispetto a quello tradizionale dell’arte contemporanea.
Haring realizzò oltre cento poster nel corso della sua carriera, considerandoli uno degli strumenti più immediati e democratici per portare messaggi sociali e culturali nello spazio pubblico.

 

Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab


Radiant Eros, il corpo e la gioia di vivere
La sezione “Radiant Eros - Celebrate Life” esplora il rapporto dell’artista con il corpo, il desiderio e l’energia vitale durante gli anni segnati dalla crisi dell’AIDS. Tra le opere più suggestive figurano lavori realizzati con pigmenti fluorescenti e colori Day-Glo, presentati con luce nera per ricreare l’intensità cromatica immaginata dall’artista.
Le tavole Bad Boys, i cinque Untitled del 1983 e il monumentale Untitled del 1984 raccontano un momento in cui celebrare il corpo, la sessualità e l’amore assumeva anche il significato di una presa di posizione contro paura, discriminazione e isolamento.

 

Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab


La musica come parte del linguaggio di Haring
La musica accompagna tutta la ricerca di Haring. Club come il Paradise Garage e il Club 57 furono luoghi fondamentali della scena artistica newyorkese nella quale pittori, DJ, performer, musicisti e ballerini lavoravano e si incontravano continuamente. Quella cultura entra direttamente nelle opere: figure che danzano, linee che sembrano vibrare e composizioni costruite sul ritmo trasformano il disegno in una sorta di musica visiva. Haring lavorò anche su manifesti, scenografie, festival e copertine discografiche, muovendosi con naturalezza tra arte contemporanea e cultura popolare.

 

Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab


Simboli, spiritualità e influenze artistiche
Un’altra parte del percorso approfondisce l’immaginario religioso e simbolico di Haring. Serpenti, croci, angeli e piramidi vengono utilizzati come elementi di un vocabolario visivo aperto, capace di assumere significati differenti legati alla vita, alla trasformazione, alla fede e alla morte. L’artista guardò all’arte africana, precolombiana e azteca, mentre durante i soggiorni italiani entrò in contatto con il patrimonio artistico e con l’iconografia cristiana di Roma. Queste influenze confluiscono in un linguaggio nel quale simboli provenienti da epoche e culture differenti convivono con la grafica urbana della New York contemporanea.

 

Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab


Apocalypse e l’ultima riflessione sulla vita e sulla morte
La parte finale della mostra assume un tono più intimo con Apocalypse e Altarpiece: The Life of Christ, due opere legate agli ultimi anni della vita dell’artista. Apocalypse, realizzata nel 1988 in dialogo con i testi dello scrittore William S. Burroughs, traduce immagini di distruzione e instabilità in un ciclo di 22 litografie segnate da una forte tensione visiva.
Due anni più tardi, nell’ultimo anno di vita, Haring realizza Altarpiece: The Life of Christ, recuperando la struttura della pala d’altare cristiana per riflettere su sofferenza, fede e trascendenza. A Palazzo Braschi l’opera viene simbolicamente collocata nella cappella del palazzo.
Il percorso conduce così dalle immagini più immediate della street art a una produzione molto più complessa, mostrando come il linguaggio apparentemente semplice di Haring fosse in grado di affrontare questioni politiche, spirituali ed esistenziali.

 

Stefano Fontebasso De Martino-La foto è del 1984, scattata sulla scalinata del Palazzo delle Esposizioni di Roma. La mostra era Arte di Frontiera. 11 settembre inaugurazione
Stefano Fontebasso De Martino-La foto è del 1984, scattata sulla scalinata del Palazzo delle Esposizioni di Roma. La mostra era Arte di Frontiera. 11 settembre inaugurazione


L’arte è per tutti
La parte conclusiva torna alla convinzione che attraversa l’intera carriera dell’artista: l’arte deve essere accessibile a tutti. È un principio che Haring applicò lavorando non soltanto per musei e gallerie, ma anche negli spazi pubblici, negli ospedali, nelle biblioteche e attraverso progetti destinati ai bambini. La mostra racconta quindi un artista capace di trasformare la propria riconoscibilità visiva in uno strumento di comunicazione collettiva. Il disegno esce dalla tela e diventa oggetto, murale, poster, performance e intervento pubblico.

 

Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab
Keith Haring_palazzo braschi_credit ph. Monkeys Video Lab


Keith Haring a Palazzo Braschi: la mostra nel cuore di Roma
La mostra Keith Haring è visitabile al Museo di Roma a Palazzo Braschi dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027. La sede, tra Piazza Navona e Piazza San Pantaleo, permette di inserire facilmente l’esposizione in una visita al centro storico di Roma. Il percorso è inoltre accompagnato da un programma didattico dedicato alle scuole e ai giovani, insieme a visite guidate per il pubblico adulto.
Per chi visita Roma nei prossimi mesi, l’esposizione offre l’occasione di andare oltre l’immagine più popolare di Keith Haring e di scoprire un artista profondamente legato alla cultura urbana, alla musica, all’attivismo e all’idea di arte come esperienza pubblica e condivisa.

 

INFO Mostra: Keith Haring - Art Without Borders

Quando: dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027 
Dove: Museo di Roma - Palazzo Braschi, Piazza San Pantaleo 10 - Piazza Navona 2 - Roma (RM)
Biglietti: € 17,00 biglietto “solo Mostra” intero; € 15,00 biglietto “solo Mostra” ridotto.
Orari: dal martedì alla domenica ore 10:00-19:00. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Giorni di chiusura lunedì e 1° maggio, 25 dicembre.
Info: museodiroma.it
 
A cura della redazione - Avion Tourism Magazine
Fonte testo e foto: Ufficio Stampa Zatema Progetto Cultura e MondoMostre
Foto opere ad esclusivo uso editoriale/vietata la riproduzione: Copyright © indicato in didascalia
Foto: Copyright © Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Foto installation views: Copyright © credit ph. Monkeys Video Lab
Foto visual: Keith Haring, Palazzo Braschi, credit ph. Monkeys Video Lab
Foto Roma: Copyright © Sisterscom.com / Shutterstock
 

 

Cosa vedere a Roma
Roma
Roma. Foto: Copyright © Sisterscom.com / Shutterstock 
 

Ti potrebbe interessare
I testi sono coperti da copyright e non possono essere copiati.
Se vuoi puoi condividere questa pagina.