23 ottobre 2026

Artemisia Gentileschi in mostra a Firenze

Fino al 4 aprile 2027 l'esposizione ripercorre il decisivo periodo fiorentino della pittrice, tra la corte dei Medici, Casa Buonarroti e l’Accademia delle Arti del Disegno, con prestiti internazionali e un raro dipinto di Caravaggio

Firenze racconta uno dei capitoli decisivi della vita e della carriera di Artemisia Gentileschi. Fino al 4 aprile 2027, il Museo degli Innocenti ospita “Artemisia Gentileschi a Firenze”, la prima grande mostra dedicata specificamente agli anni trascorsi dalla pittrice nella città medicea, tra il 1613 e il 1620. Il percorso riunisce oltre 50 opere provenienti da più di 40 musei, fondazioni e collezioni italiane e internazionali ed è curato da Cristina Acidini, Sandro Bellesi e Costantino D’Orazio.

 

La mostra ricostruisce il periodo nel quale Artemisia, arrivata a Firenze poco più che ventenne, riuscì a trasformarsi da giovane artista formatasi nella Roma caravaggesca in una protagonista riconosciuta della pittura del Seicento. Nella città dei Medici ottenne importanti commissioni, entrò in relazione con artisti e intellettuali e nel 1616 fu ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno, tra le prime donne nella storia a ottenere questo riconoscimento.

 

Artemisia Gentileschi, Sansone e Dalila, 1620-1625 Olio su tela, 164x200 cm. Collezione privata. Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia
Artemisia Gentileschi, Sansone e Dalila, 1620-1625 Olio su tela, 164x200 cm. Collezione privata. Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia

 

Il racconto espositivo non isola Artemisia dal proprio tempo, ma ne inserisce le opere nella Firenze del primo Seicento, mettendole a confronto con dipinti di altri protagonisti della scena artistica e mostrando come il naturalismo e la tensione drammatica derivati dalla lezione di Caravaggio si intrecciarono progressivamente con l’eleganza, il colore e la cultura figurativa fiorentina.

 

Artemisia Gentileschi, Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne 1640-1645, Olio su tela, 115x116,5 cm. Terni, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Collezione d’Arte. Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia
Artemisia Gentileschi, Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne 1640-1645, Olio su tela, 115x116,5 cm. Terni, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Collezione d’Arte. Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia

 

Gli anni di Firenze e la nascita di una grande artista

Artemisia Gentileschi arrivò a Firenze nel 1613 dopo aver lasciato Roma, dove il processo contro Agostino Tassi aveva esposto pubblicamente una parte dolorosa della sua vita privata. Aveva da poco sposato il pittore fiorentino Pierantonio Stiattesi e portava con sé una formazione maturata nella bottega del padre Orazio Gentileschi e a diretto contatto con la rivoluzione pittorica di Caravaggio. Firenze offrì alla giovane artista un ambiente nuovo. La città era animata dalla corte di Cosimo II de’ Medici, Cristina di Lorena e Maria Maddalena d’Austria e da una fitta rete di artisti, letterati e committenti.

Già nel 1615 alcune opere di Artemisia erano destinate alla villa medicea di Artimino. Nello stesso periodo Michelangelo Buonarroti il Giovane la coinvolse nella decorazione di Casa Buonarroti, dove Artemisia fu l’unica donna chiamata a lavorare accanto ad alcuni dei principali pittori fiorentini del tempo.

Per questo progetto realizzò l’Allegoria dell’Inclinazione, dipinta tra il 1615 e il 1616: un’opera dedicata alla vocazione e al talento naturale, che assume un significato particolarmente interessante se letta alla luce della carriera che la giovane pittrice stava costruendo proprio in quegli anni.

 

Artemisia Gentileschi, Giuditta con l’ancella, 1610-1620 circa Olio su tela, 120,5x113,5 cm. Roma, Collezione privata. Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia
Artemisia Gentileschi, Giuditta con l’ancella, 1610-1620 circa Olio su tela, 120,5x113,5 cm. Roma, Collezione privata. Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia

 

Oltre 50 opere da musei e collezioni internazionali

Il percorso riunisce opere normalmente conservate in sedi molto lontane tra loro. I prestiti arrivano, tra gli altri, dai Musei Vaticani, dalle Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, dalla Houghton Hall Collection, da Palazzo Madama - Museo Civico d’Arte Antica di Torino, dalla Fondazione Casa Buonarroti, dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna e dalla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino.

Accanto ai dipinti di Artemisia trovano spazio opere di artisti come Cristofano Allori, Francesco Furini, Cesare Dandini, Giovanni Martinelli, Filippo Tarchiani, Ottavio Vannini, Lorenzo Lippi, il Volterrano e Jacopo Vignali. Il confronto permette di comprendere meglio il contesto nel quale la pittrice lavorava e, soprattutto, quanto personale fosse il suo modo di rappresentare soggetti che appartenevano al repertorio comune dell’arte seicentesca.

 

Giuditta, Maddalena, Cleopatra e Caterina: le donne di Artemisia

Una parte centrale della mostra è inevitabilmente occupata dalle protagoniste femminili che attraversano l’opera di Artemisia Gentileschi. Giuditta, Maddalena, Cleopatra e Caterina non vengono trattate come semplici figure decorative o passive. Nei dipinti di Artemisia sono i gesti, gli sguardi, la tensione dei corpi e il rapporto con la luce a costruire la scena.

Il confronto con opere realizzate dagli artisti contemporanei sugli stessi soggetti permette di cogliere con maggiore immediatezza l’originalità della pittrice. Artemisia concentra spesso l’attenzione sul momento psicologico dell’azione: il silenzio prima o dopo un evento, la determinazione di uno sguardo o la tensione racchiusa nella postura di un corpo diventano elementi essenziali della narrazione.

 

Artemisia Gentileschi, Maddalena penitente, 1630-1635 circa, Olio su tela, 108x78,5 cm. Beirut (Libano), Sursock Palace Collection. Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia
Artemisia Gentileschi, Maddalena penitente, 1630-1635 circa, Olio su tela, 108x78,5 cm. Beirut (Libano), Sursock Palace Collection. Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia

 

Il raro Caravaggio che apre la mostra

Il percorso si apre con una presenza particolarmente significativa: Ragazzo che monda un frutto, conosciuto anche come Mondafrutto, nella cosiddetta versione Dickinson. Datato alla metà degli anni Novanta del Cinquecento e tradizionalmente collegato alla prima produzione romana di Caravaggio, il dipinto è al centro di una complessa vicenda attributiva. La tela riemerse nel 1996, quando venne proposta in un’asta londinese come opera di bottega e riconosciuta dallo storico dell’arte John T. Spike come possibile originale del Merisi.

L’esistenza di numerose versioni dello stesso soggetto ha alimentato negli anni un articolato dibattito critico. La sua presenza nella mostra fiorentina permette però soprattutto di introdurre visivamente una componente essenziale della formazione di Artemisia: la conoscenza della pittura caravaggesca e del suo uso radicale della luce e del naturalismo.

 

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Ragazzo che monda un frutto (anche detto Mondafrutto), Fine del XVI secolo, Olio su tela, 64,2x51,4 cm. Londra, collezione privata Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Ragazzo che monda un frutto (anche detto Mondafrutto), Fine del XVI secolo, Olio su tela, 64,2x51,4 cm. Londra, collezione privata Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia

 

Giuditta con l’ancella, una rara Artemisia degli anni fiorentini

Tra le opere di maggiore interesse figura anche una Giuditta con l’ancella, databile tra il 1610 e il 1620 e raramente accessibile al pubblico. La tela, oggi appartenente a una collezione privata romana, era stata attribuita a Caravaggio nel catalogo della Collezione Corsini del 1880. Successivamente gli studi di Roberto Longhi ne riconobbero la paternità di Artemisia Gentileschi.

La composizione mostra quanto profondo fosse ancora il dialogo con Merisi: la luce emerge dall’oscurità, le figure sono raccolte in uno spazio serrato e ogni gesto sembra sospeso nel momento immediatamente precedente a un possibile pericolo. Allo stesso tempo, Artemisia trasforma questi elementi in un linguaggio personale. Il dramma biblico non deriva soltanto dall’azione rappresentata, ma dalla tensione psicologica delle due protagoniste.

 

Allestimento mostra “Artemisia Gentileschi a Firenze” Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia
Allestimento mostra “Artemisia Gentileschi a Firenze” Foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia

 

Una mostra per riscoprire anche il Museo degli Innocenti

La sede aggiunge un ulteriore elemento alla visita. La mostra occupa infatti anche gli spazi della Pinacoteca del Museo degli Innocenti, nel complesso monumentale progettato da Filippo Brunelleschi in Piazza Santissima Annunziata. Il biglietto dell’esposizione permette di accedere anche alla collezione permanente del museo, consentendo di affiancare alla mostra dedicata ad Artemisia la scoperta del patrimonio storico e artistico dell’Istituto degli Innocenti.

 

Per chi visita Firenze, l’esposizione può quindi inserirsi facilmente in un itinerario dedicato all’arte nel centro storico: Piazza Santissima Annunziata si trova a pochi minuti a piedi dalla Galleria dell’Accademia e non lontano dal Duomo.

 

Informazioni sulla mostra

“Artemisia Gentileschi a Firenze”

Sede: Museo degli Innocenti, Piazza Santissima Annunziata 13, Firenze

Date: dal 21 ottobre 2026 al 4 aprile 2027.

Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.00; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Variazioni di orario in alcune giornate festive.

Biglietti: intero 16 euro; ridotto 14 euro. Comprende anche la visita al Museo degli Innocenti. 

 

A cura della Redazione di Avion Tourism Magazine
Fonte testo e foto: Copyright © Ufficio Stampa Arthemisia
Crediti fotografici indicati in didascalia. Uso editoriale. Tutti i diritti riservati.
Foto Firenze: Copyright © Sisterscom.com / Shutterstock
 

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Firenze. Foto: Copyright © Sisterscom.com / Shutterstock
 

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